Tim Cook lascia Apple. Dopo 15 anni alla guida dell’azienda piu’ valorizzata al mondo, il CEO che ha trasformato Apple da $350 miliardi a $4 trilioni di capitalizzazione passa il testimone a John Ternus, 50 anni, vicepresidente senior dell’hardware engineering dal 2021. Il cambio, efficace dal primo settembre, e’ stato annunciato lunedi’ e approvato all’unanimita’ dal consiglio di amministrazione.
La scelta di Ternus non e’ una sorpresa. Bloomberg lo indicava come il successore piu’ probabile gia’ da mesi. Quello che colpisce, pero’, e’ il messaggio che manda: in un momento in cui l’intera industria tecnologica corre verso i modelli linguistici e i data center, Apple mette un ingegnere hardware alla guida. Non un esperto di software, non un data scientist, non un manager con curriculum AI. Uno che ha passato 25 anni a progettare iPhone, Mac, AirPods e chip.
Apple crede che il vantaggio competitivo nell’era dell’intelligenza artificiale passi per l’hardware, non per i modelli.
Cosa cambia con Ternus (e cosa no)
Ternus e’ dentro Apple dal 2001. Ha lavorato sotto Steve Jobs e ha avuto Tim Cook come mentore. Ha guidato lo sviluppo di ogni generazione recente di iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e AirPods. In pratica, e’ responsabile della meta’ dei prodotti che hai nel cassetto. E’ stato lui a spingere per il MacBook Neo, il primo laptop economico di Apple lanciato a marzo, e per l’iPhone Air con il suo design ultrasottile.
La sua nomina coincide con una riorganizzazione profonda del team hardware. Johny Srouji, l’architetto dei chip Apple Silicon, e’ stato nominato Chief Hardware Officer con un mandato che copre cinque aree: ingegneria hardware, silicio, tecnologie avanzate, architettura di piattaforma e project management. E’ la prima volta che chip, prodotti e funzionalita’ AI vengono gestiti come un’unica entita’. Se Apple vuole fare inference on-device serio, ha bisogno che chip e prodotti lavorino come un sistema unico, non come reparti separati.
Questo e’ il punto chiave. Mentre Google, Meta, Amazon e Microsoft spendono decine di miliardi in infrastruttura AI e addestramento di modelli, Apple sta puntando su una strategia diversa. Come ha spiegato Gil Luria, analista di D.A. Davidson: i modelli AI “passeranno attraverso il loro hardware premium di mercato”. Apple non vuole costruire il modello piu’ grande del mondo. Vuole costruire il dispositivo su cui quel modello gira meglio.
Il piano AI di Apple, finalmente visibile
Sotto Cook, Apple e’ stata spesso criticata per il suo approccio lento all’AI. Le funzioni Apple Intelligence introdotte finora, cancellare oggetti dalle foto, riassumere messaggi, generare immagini, sono utili ma non rivoluzionarie. La Siri “piu’ intelligente” promessa da anni continua a slittare, ora prevista per fine 2026 o oltre.
La realta’ e’ che Apple sta giocando una partita diversa. Un sondaggio CNET recente ha mostrato che l’AI non e’ un motivo principale per cui le persone cambiano smartphone. E mentre i concorrenti si fanno carico dei costi enormi e delle controversie legate all’addestramento dei modelli, Apple mantiene i margini elevati che caratterizzano i suoi prodotti.
La roadmap che si delinea sotto Ternus parla di nuovi dispositivi, non di nuovi modelli. Bloomberg riporta che Apple sta sviluppando occhiali intelligenti con Siri, un ciondolo indossabile e AirPods con fotocamera integrata. Il nuovo iPhone pieghevole, atteso per settembre, potrebbe essere il primo grande lancio sotto la sua gestione. E il cambiamento piu’ radicale nella storia del prodotto.
La strategia ha senso se guardi i numeri. Apple ha 2,5 miliardi di dispositivi attivi nel mondo. Ognuno di questi e’ un punto di accesso potenziale per funzioni AI. Non serve avere il modello migliore quando controlli il dispositivo su cui le persone passano la maggior parte del tempo.
I rischi della scommessa hardware
Non tutto fila liscio. Tony Fadell, co-creatore dell’iPod e dell’iPhone quando era in Apple, ha avvertito che l’azienda deve fare scelte coraggiose nella direzione dei prodotti, o rischia di diventare “un guscio per piattaforme AI di terze parti”. Se l’esperienza AI migliore su un iPhone e’ ChatGPT di OpenAI, Apple perde il controllo della relazione con l’utente.
Apple ha dovuto rivolgersi a Google per migliorare Siri. La dependance da partner esterni per le funzioni AI piu’ avanzate resta il punto debole di questa strategia. E OpenAI sta sviluppando hardware proprio, con Jony Ive, il leggendario ex designer Apple, a collaborare al progetto.
C’e’ anche la questione temporale. Cook resta CEO fino a settembre, il che significa che i prossimi cinque mesi saranno di transizione. In un settore che si muove alla velocita’ dell’AI, cinque mesi sono un’era geologica. I concorrenti non aspetteranno.
La vera eredita’ di Cook
Chiunque prenda le redini di Apple dopo Cook deve fare i conti con un bilancio impressionante. I ricavi sono quasi quadruplicati, da 108 a 416 miliardi di dollari. I servizi Apple sono diventati un business da oltre 100 miliardi all’anno, superando i ricavi annuali di OpenAI in un solo trimestre. La capitalizzazione di mercato e’ cresciuta di 3.600 miliardi sotto la sua gestione.
Cook ha affrontato sfide che Jobs non aveva dovuto gestire. Le guerre commerciali con la Cina, poi i dazi Trump. Ha spostato la produzione degli iPhone destinati al mercato americano in India. Ha promesso 600 miliardi di investimenti negli Stati Uniti durante il secondo mandato Trump. Non e’ bastato a evitare del tutto i dazi sui dispositivi.
Il giudizio finale sulla sua eredita’ dipendera’ da come Apple naviga l’AI. Come ha detto Dan Ives di Wedbush Securities: “Cook ha creato un’eredita’ enorme, ma era tempo di passare il testimone a Ternus, con la strategia AI ora al centro”. Se Apple sotto Ternus diventa il punto di riferimento dell’AI consumer, Cook sara’ ricordato come l’uomo che ha preparato il terreno. Se l’azienda perde rilevanza, la sua cautela nell’AI diventera’ il punto critico della sua legacy.
Il primo vero test arriva il 30 aprile, quando Apple pubblica i risultati finanziari del primo trimestre. Cook e Ternus potrebbero fare luce su come intendono concretizzare questa strategia hardware-first nell’AI. Fino ad allora, il mercato ha reagito con calma: le azioni Apple si sono mosse poco dopo l’annuncio. Nessuno shock. La transizione era prevista.