OpenAI vuole il tuo telefono. Non un’app dentro il telefono: il telefono stesso. Secondo l’analista Ming-Chi Kuo, che ha verificato direttamente con la supply chain asiatica, l’azienda sta sviluppando un processore su misura con Qualcomm e MediaTek, con la cinese Luxshare come produttore esclusivo. Produzione di massa prevista per il 2028, specifiche finalizzate tra fine 2026 e inizio 2027.
L’obiettivo dichiarato? 300-400 milioni di unità all’anno. Un volume che, se raggiunto, metterebbe OpenAI direttamente in concorrenza con Apple e Samsung.
Ma non è un telefono come gli altri. Kuo spiega che il dispositivo sarà pensato per gli AI agent: niente app da aprire una alla volta, ma un’interfaccia continua e contestuale che capisce dove sei, cosa stai facendo e cosa ti serve. Il chip dovrà gestire inferenza locale con modelli piccoli e scaricare i calcoli pesanti sul cloud. Consumo energetico, gestione della memoria e capacità di eseguire modelli on-device sono le tre priorità di progettazione.
La mossa ha una logica precisa. Come ha scritto lo stesso Sam Altman su X il 27 aprile: “È un buon momento per ripensare seriamente come sono progettati i sistemi operativi e le interfacce utente”. Per fare AI agent come si deve, OpenAI ha bisogno di controllare l’intero stack: processore, hardware e sistema operativo. È la stessa strategia verticale di Apple, applicata all’AI.
Ci sono anche precedenti rilevanti. OpenAI ha acquisito per 6,5 miliardi di dollari la startup di Jony Ive (io Products) per disegnare dispositivi consumer. Il deal con Luxshare per produrre hardware esiste già da settembre 2025. Alcuni device minori — cuffie AI, un dispositivo a forma di penna chiamato “Gumdrop” — sarebbero stati accantonati per concentrarsi sullo smartphone.
La reazione del mercato è stata rapida: le azioni Qualcomm sono salite del 7% alla notizia, anche se l’azienda non ha confermato ufficialmente la partnership. I commenti degli utenti online sono meno ottimisti: molti citano il destino del Facebook Phone e dell’Amazon Fire Phone, altri si interrogano sulla privacy di un dispositivo progettato per “catturare lo stato reale dell’utente” in ogni momento.
Il progetto è ambizioso e i tempi sono lunghi: tra la finalizzazione del chip e la produzione di massa passeranno quasi due anni. Ma la direzione è chiara. L’AI sta lasciando il cloud per entrarti in tasca, e OpenAI non vuole farlo come semplice fornitore di software.