La notte del 31 marzo, oltre 200 robotaxi di Baidu si sono fermate all’improvviso sulle strade di Wuhan. Veicoli senza conducente, bloccati in fila sui cavalcavia e sulle corsie preferenziali di una città da 12 milioni di abitanti. I passeggeri intrappolati dentro auto che non rispondevano a nessun comando.
Quattro settimane dopo, la Cina ha reagito. Tre ministeri hanno decretato la sospensione nazionale di tutte le nuove licenze per veicoli a guida autonoma di Livello 4: niente nuove auto nelle flotte, niente nuovi test, niente espansioni in nuove città. Bloomberg e Nikkei Asia hanno confermato la notizia il 29 aprile. La durata del blocco è incerta, ma il precedente del 2024 suggerisce che potrebbe durare mesi.
L’incidente e la risposta dei ministeri
La polizia locale ha attribuito il fermo a un guasto di sistema. Baidu non ha commentato. Secondo CnEVPost, l’ipotesi più accreditata nel settore è che un problema di rete abbia innescato un meccanismo di auto-diagnosi che ha bloccato i veicoli per precauzione. In altre parole, la logica di sicurezza ha funzionato come previsto, e il risultato è stato 200 robotaxi immobili nel traffico di una metropoli, con i passeggeri che non potevano fare altro che aspettare che qualcuno venisse a tirarli fuori.
I tre ministeri coinvolti (Industria e Tecnologia dell’Informazione, Pubblica Sicurezza, Trasporti) hanno convocato una riunione con i responsabili dei programmi di guida autonoma delle principali città cinesi. Le direttive: revisione completa dei protocolli di sicurezza, monitoraggio più stretto e prevenzione di nuovi incidenti. Le autorità locali devono condurre autovalutazioni e presentare piani di mitigazione. Le operazioni di Apollo Go a Wuhan restano sospese durante le indagini.
Apollo Go e i numeri della corsa cinese
Apollo Go è il servizio di robotaxi più grande della Cina. Centinaia di veicoli in oltre dieci città, con una flotta di oltre 1.000 unità a Wuhan sola. Il mercato della guida autonoma nel paese, secondo Soochow Securities, varrà 83,1 miliardi di yuan (11,5 miliardi di euro) entro il 2030. L’obiettivo è competere con Waymo, la divisione robotaxi di Alphabet, sul piano globale.
Non è la prima volta che i regolatori mettono il freno. Alla fine del 2024, dopo le proteste dei tassisti di Wuhan che temevano di perdere il lavoro per colpa delle auto a guida autonoma, Pechino aveva già congelato i permessi per diversi mesi, sbloccandoli solo all’inizio del 2025. Questo secondo blocco ha un peso diverso dal primo: non nasce da motivazioni sociali ma da un incidente tecnico, e mette in discussione la maturità della tecnologia stessa.
Le reazioni del mercato
In borsa il colpo è stato immediato. Baidu ha perso il 3,9% a Hong Kong. Pony AI è crollata del 6% in una seduta e del 30% dall’inizio dell’anno. WeRide ha perso il 3%. Per aziende che non hanno mai realizzato un utile e che dipendono dal capitale fresco per finanziare l’espansione internazionale, un blocco regulatorio nel mercato di casa è un problema serio.
Le risposte delle aziende sono state misurate. Pony AI ha confermato la regolarità dei servizi a Pechino, Shanghai, Canton e Shenzhen e il proseguimento dei piani per Changsha e Hangzhou. WeRide ha dichiarato di sostenere gli sforzi delle autorità per la sicurezza. Baidu non ha risposto alle richieste di commento.
Il dilemma di Pechino
La guida autonoma è una priorità strategica nazionale per la Cina. Pechino ha investito miliardi in infrastrutture dedicate, permessi agevolati, zone di test speciali. Il messaggio al resto del mondo è chiaro: la Cina vuole guidare la transizione verso i veicoli senza conducente. Ma l’episodio di Wuhan dimostra che la distanza tra volerlo e poterlo è ancora significativa.
L’opinione pubblica è spaccata. Da una parte, l’orgoglio per una tecnologia nazionale competitiva. Dall’altra, i residenti delle città dove operano le robotaxi che lamentano la scarsa affidabilità e il rischio concreto per la sicurezza. Le proteste del 2024 hanno mostrato qualcosa di importante: la tolleranza per gli errori di un’auto senza conducente è molto più bassa di quella per gli errori di un conducente umano. Un tassista ha un incidente, è una notizia locale. Una flotta di 200 auto si ferma, è una crisi nazionale.
Non è un problema solo cinese. Alla fine del 2025, un gruppo di veicoli Waymo si era bloccato in modo analogo nelle strade di una città americana, innescando un dibattito sulla prontezza della tecnologia. Gli addetti ai lavori considerano questi incidenti casi isolati, quasi inevitabili in una fase di sperimentazione così estesa. Per chi si trova dentro un’auto ferma nel traffico, senza possibilità di intervenire, la definizione di “caso isolato” conta poco.
Oltre la Cina
La decisione di Pechino ha conseguenze che vanno oltre i confini nazionali. La Cina era il più grande laboratorio al mondo per la guida autonoma senza conducente: condizioni regolatorie favorevoli, scala urbana impareggiabile, investimenti pubblici massicci. Se il governo decide che la tecnologia non è pronta per una diffusione così ampia, il segnale arriva a tutti gli operatori del settore.
La competizione tra robotaxi cinesi e americane è anche una questione geopolitica. Un rallentamento in Cina dà fiato ai competitor statunitensi, ma è anche un avvertimento: il guasto che ha bloccato 200 auto a Wuhan poteva capitare ovunque. La tecnologia è la stessa, i rischi sono gli stessi, e nessuno ha ancora provato che un veicolo a guida autonoma può sostituire in modo affidabile un conducente umano in tutte le condizioni.
L’incognita è la durata del blocco. Settimane, e l’impatto sarà contenuto. Mesi, e alcune aziende potrebbero non riprendersi. Intanto, a Wuhan, le strade dove fino a marzo circolavano centinaia di robotaxi silenziose sono tornate quelle di sempre: taxi con conducente, autobus, traffico umano. Come se nulla fosse successo.