Goldman Sachs ha rimosso l’accesso a Claude, il modello AI di Anthropic, per i suoi banchieri di Hong Kong. La decisione, maturata nelle ultime settimane dopo una revisione contrattuale, è forse il segnale più chiaro finora di come la competizione tra Stati Uniti e Cina stia ridisegnando l’accesso alle tecnologie AI nel cuore del sistema finanziario globale.
La mossa colpisce per la sua selettività. Sulla piattaforma AI interna della banca, ChatGPT e Google Gemini restano disponibili. Solo Claude è stato bloccato. E il motivo non è un ordine del governo cinese, ma una lettura rigorosa del contratto commerciale con Anthropic.
Secondo quanto riporta il Financial Times, Goldman Sachs ha consultato Anthropic e poi effettuato una “strict reading” del proprio accordo, concludendo che il personale basato a Hong Kong non doveva usare nessun prodotto Anthropic. Un portavoce di Anthropic ha precisato che i suoi prodotti “non sono mai stati supportati a Hong Kong”, senza aggiungere altro.
La risposta solleva più domande di quante ne chiuda. Hong Kong, pur essendo formalmente parte della Cina, opera al di fuori del Great Firewall che sulla terraferma blocca ChatGPT, Claude e gli altri servizi AI occidentali. Nella ex colonia britannica, l’accesso a queste piattaforme è sempre dipeso dalle politiche delle singole aziende, non da divieti governativi. Che Anthropic consideri Hong Kong territorio non supportato è un’informazione che non era emersa con questa chiarezza prima d’ora.
Ma il quadro è molto più ampio di una clausola contrattuale.
Distillazione, account falsi e la guerra invisibile
Dietro la decisione di Goldman c’è una escalation di accuse tra Washington e Pechino sul fronte dell’intelligenza artificiale. Il termine tecnico è distillazione: usare un modello AI potente per generare enormi quantità di output con cui addestrare un sistema concorrente a una frazione del costo originale. È una pratica che le aziende americane considerano furto di proprietà intellettuale.
Anthropic ha dichiarato che tre aziende cinesi, DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax, avrebbero generato oltre 16 milioni di conversazioni con Claude usando più di 24.000 account falsi. L’obiettivo, secondo Anthropic, era raccogliere intelligence e addestrare modelli concorrenti. OpenAI ha comunicato al Congresso americano, a febbraio, che DeepSeek ha tentato di copiare i suoi modelli più potenti sviluppando nuovi metodi per mascherare le proprie azioni. Google ha sollevato preoccupazioni analoghe.
L’amministrazione americana ha emesso un advisory globale sul furto di proprietà intellettuale AI da parte di entità cinesi. Pechino respinge le accuse.
Nel frattempo, la Hong Kong Monetary Authority (HKMA) ha contattato le principali banche del territorio per raccogliere informazioni sugli sviluppi legati a Mythos, il modello più recente di Anthropic progettato per la cybersecurity. L’autorità di vigilanza ha consigliato agli istituti finanziari di aggiornare i propri framework di valutazione del rischio e di implementare misure protettive contro le vulnerabilità associate a tecnologie AI sofisticate. Una coincidenza che complica il quadro.
Il paradosso Goldman-Anthropic
C’è un dato che rende la storia ancora più interessante. A febbraio, Marco Argenti, Chief Information Officer di Goldman Sachs, aveva annunciato una partnership diretta con Anthropic per sviluppare agenti AI autonomi destinati ad automatizzare compiti operativi della banca. Da quell’annuncio al blocco di Hong Kong sono passate settimane, non mesi.
Per i banchieri di Hong Kong, l’impatto è immediato. Claude era usato per scrivere codice, costruire modelli finanziari, accelerare flussi di lavoro. Adesso operano con un tool in meno rispetto ai colleghi di New York, Londra e Singapore. In un settore dove la velocità di esecuzione conta, non è un dettaglio secondario.
La questione solleva interrogativi che vanno oltre Goldman Sachs. Ogni multinazionale con contratti AI e operazioni in territori sensibili dovrà confrontarsi con clausole pensate per un mondo che cambia più in fretta dei termini legali. La frammentazione dell’accesso AI lungo confini geopolitici sta creando regimi digitali diversi dove lo stesso strumento è disponibile a un dipendente di New York e vietato al suo collega di Hong Kong.
Trump e Xi Jinping dovrebbero incontrarsi a metà maggio per un summit che toccherà, tra gli altri temi, la competizione sull’intelligenza artificiale. La decisione di Goldman Sachs è un sintomo di quello che sta accadendo tra un comunicato e l’altro: le aziende stanno già scegliendo da che parte stare, e i contratti sono il primo campo di battaglia.