Nove cittadini californiani si siedono oggi in un’aula del tribunale federale di Oakland per decidere se Sam Altman ha tradito la promessa fondativa di OpenAI. Elon Musk, l’uomo che ha versato 44 milioni di dollari nelle casse dell’organizzazione quando ancora era una nonprofit, chiede alla corte di smantellare la struttura per-profit che OpenAI è diventata e di rimuovere Altman dal board. Il valore in gioco è di 852 miliardi di dollari.

La selezione della giuria parte lunedì 27 aprile. Le aperture sono attese per martedì. Il giudice Yvonne Gonzalez Rogers, che ha già gestito il caso Epic v. Apple, terrà le redini di un processo che il Politico ha definito “la domanda più calda del Big Tech: ci si può fidare di Sam Altman?”. Entrambi i protagonisti sono attesi alla sbarra come testimoni.

Musk non chiede soldi per sé. Vuole che i profitti della macchina commerciale tornino alla fondazione nonprofit originaria, e che Altman venga estromesso da ogni ruolo di governo. Se la giuria e il giudice gli dessero ragione, l’effetto su OpenAI sarebbe paralizzante. Come ha sintetizzato Casey Newton del Platformer: “Potrebbe fermare OpenAI, impedire lo sviluppo di modelli futuri ed eliminare un attore dalla corsa all’AI”.

Da dove nasce la causa

La storia inizia nel 2015, quando Musk e Altman fondano OpenAI come organizzazione benefica con l’obiettivo di costruire un’intelligenza artificiale “a beneficio dell’umanità”, libera dalle pressioni degli azionisti e dalla logica del profitto. Musk versa la maggior parte dei fondi iniziali. Ma nel 2017 i rapporti si incrinano: Musk perde la battaglia per il controllo e nel 2018 lascia il board. OpenAI sostiene che fosse per potenziali conflitti con Tesla; gli analisti parlano piuttosto di uno scontro di ego su chi dovesse guidare il progetto.

Nel 2019 OpenAI crea una subsidiary for-profit sotto l’ombrello della fondazione. Da lì, con il successo virale di ChatGPT, la crescita è stata esplosiva: quasi un miliardo di utenti settimanali, un round di funding da 122 miliardi chiuso di recente, e un possibile IPO annunciato dal Wall Street Journal per la seconda metà del 2026. Oggi OpenAI vale quanto una delle aziende più grandi del pianeta, e Musk sostiene che tutto questo sia stato costruito su una promessa infranta.

Il nodo giuridico è semplice e insieme inedito. Può un’organizzazione nata come nonprofit trasformarsi in una macchina da profitto da quasi mille miliardi di dollari, mantenendo intatta la fiducia di chi ha contribuito alla sua nascita? Come osserva Jill Fisch, professoressa di diritto alla University of Pennsylvania, il caso solleva una domanda che va oltre OpenAI: “Ci sono limiti alla capacità di un’azienda di cambiare la propria missione dichiarata?”

Cosa rischiano entrambi

Il processo è un rischio calcolato per Musk, che a marzo è stato ritenuto responsabile da un’altra giuria per aver frodato gli investitori durante l’acquisizione di Twitter. Una deposizione disastrosa qui potrebbe complicare i piani di quotazione di SpaceX, previsti per l’estate. Per Altman il rischio è piuttosto reputazionale: un profilo sul New Yorker di aprile lo ha già descritto come “senza scrupoli”, e le rivelazioni pre-processo sui documenti interni di OpenAI potrebbero confermare un’immagine di opacità che lo accompagna da tempo.

OpenAI si difende definendo la causa “uva acerba”, sostiene che Musk fosse consapevole fin dall’inizio della necessità di una struttura for-profit, e lo accusa di voler ostacolare un concorrente della sua azienda xAI. C’è del vero in entrambe le narrazioni. Musk ha effettivamente fondato xAI nel 2023 e ha tutto l’interesse a indebolire OpenAI. Ma i documenti pre-processo mostrano anche che la conversione da nonprofit a for-profit è avvenuta in modo meno limpido di quanto OpenAI voglia far credere.

La giuria avrà un ruolo consultivo: sarà il giudice Rogers a prendere la decisione finale. Ma il verdetto di nove cittadini su una delle questioni più complesse del capitalismo contemporaneo avrà un peso enorme, e non solo per OpenAI. Ogni azienda nata come public benefit o nonprofit e poi trasformata in macchina da profitto sta guardando a Oakland. Il processo si preannuncia lungo e ricco di colpi di scena. Le email tra Musk e Altman già entrate a verbale raccontano di una relazione che da collaborazione si è trasformata in ostilità personale, e questa dinamica attraverserà ogni giornata del dibattimento.

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Last Update: Aprile 27, 2026