Venerdì 25 aprile, 24 scienziati e ingegneri hanno ricevuto la stessa email dal Presidential Personnel Office. Testo identico per tutti, nessuna spiegazione. “A nome del presidente Donald J. Trump, La informo che la Sua posizione come membro del National Science Board è terminata, con effetto immediato”. In un colpo solo, l’amministrazione ha cancellato 75 anni di continuità istituzionale nella governance della ricerca pubblica americana.
Il National Science Board è il corpo consultivo che supervisiona la National Science Foundation, l’agenzia federale che distribuisce circa 9 miliardi di dollari l’anno in fondi per la ricerca. Non è un organo cerimoniale: definisce le priorità di finanziamento, valuta lo stato della scienza americana e fa raccomandazioni dirette alla Casa Bianca e al Congresso. I suoi membri, nominati con mandati scaglionati di sei anni, erano pensati per garantire continuità tra un’amministrazione e l’altra. Fino a venerdì.
Cosa cambia concretamente
La mossa lascia la NSF senza il suo consiglio di oversight proprio nel mezzo di una transizione critica. La presidenza dell’agenzia è vacante da un anno: Sethuraman Panchanathan si è dimesso nell’aprile 2025 e il candidato designato da Trump, Jim O’Neill, non ha ancora avuto un’udienza al Senato. Nessun consiglio, nessun direttore permanente. La ricerca fondamentale americana è di fatto senza timone.
I membri licenziati hanno reagito con durezza. “L’idea dei mandati di sei anni è che tu possa fare qualcosa di significativo, che vada oltre le singole amministrazioni politiche”, ha detto Marvi Matos Rodriguez, ingegnera e membro del board, ricordando che il servizio nel NSB era svolto “di notte e nei weekend” oltre al proprio lavoro accademico. La deputata Zoe Lofgren, democratica che siede nella commissione Scienza della Camera, ha definito il licenziamento “l’ennesima mossa stupida di un presidente che continua a danneggiare la scienza e l’innovazione americana”.
Ma il quadro è più ampio di un singolo board. Negli ultimi mesi l’amministrazione ha cancellato più di 1.000 bandi di ricerca, rimosso membri di comitati consultivi sui vaccini e dei panel del National Institutes of Health. La proposta di tagliare il 55% del budget federale per la scienza è già stata respinta dal Congresso, ma la pressione sui fondi resta alta.
Il rischio di una scienza piegata alla politica
Il modello della NSF, dal 1950, si basa sulla peer review e sul finanziamento basato sul merito, non sulle priorità politiche. Il NSB era il cuscinetto che separava le decisioni scientifiche da quelle politiche. Senza quel cuscinetto, la fondazione diventa molto più sensibile alle pressioni dell’esecutivo. I ricercatori perdono il canale istituzionale per far arrivare la propria voce al processo decisionale.
Secondo quanto riporta il Los Angeles Times, diversi scienziati temono che la mossa prepari il terreno per una svolta verso un focus esclusivo sull’AI, a scapito della ricerca fondamentale in fisica, biologia, chimica e scienze sociali. Non è un timore astratto: la competizione con la Cina sull’intelligenza artificiale sta ridefinendo le priorità di investimento di mezzo mondo, e gli Stati Uniti non fanno eccezione.
La NSF ha finanziato la ricerca alla base di tecnologie che oggi diamo per scontate: la risonanza magnetica, i protocolli di comunicazione mobile, persino l’algoritmo alla base di Duolingo. Nessuna di queste è nata con un obiettivo commerciale immediato. Sono tutte figlie della ricerca di base, quella che nessuna azienda ha incentivo a finanziare perché i ritorni sono a lunghissimo termine.
Le conseguenze per l’AI e la competizione globale
Ironia: proprio il settore che l’amministrazione vuole potenziare, l’intelligenza artificiale, rischia di uscirne indebolito. I modelli di machine learning più avanzati si fondano su decenni di ricerca fondamentale in matematica, statistica e neuroscienza computazionale, gran parte finanziata proprio dalla NSF. Tagliare la base allargata per concentrarsi solo sull’applicazione finale è come smontare le fondamenta per rafforzare il tetto.
La Cina e l’Europa non aspettano. I programmi di investimento europeo in AI e quantum computing stanno accelerando, e la Cina continua a investire cifre massicce nella ricerca di base attraverso il suo piano quinquennale. Un’America con una ricerca fondamentale sottodimensionata rischia di perdere il vantaggio competitivo che l’ha resa leader tecnologico per tre quarti di secolo.
I democratici al Congresso si sono opposti alla mossa, ma contano poco: i repubblicani controllano entrambe le camere e non c’è una maggioranza per ripristinare il board senza l’appoggio della Casa Bianca. Le conseguenze concrete si vedranno nei prossimi mesi, quando i cicli di finanziamento dei bandi dovranno fare i conti con un’agenzia senza direttore e senza consiglio. I primi a pagarne il prezzo saranno i ricercatori universitari, i dottorandi, i laboratori che dipendono dai bandi NSF per proseguire il proprio lavoro.
Per ora, una delle istituzioni più stabili della scienza americana è stata cancellata con una email standard. Il resto del mondo guarda e prende nota.