SoftBank sta preparando quella che potrebbe diventare una delle più grandi operazioni di mercato nella storia della tecnologia. Secondo il Financial Times, il colosso giapponese guidato da Masayoshi Son sta creando una nuova società chiamata Roze, dedicata alla costruzione automatizzata di data center tramite robotica autonoma. L’obiettivo: quotarla negli Stati Uniti con una valutazione di circa 100 miliardi di dollari, possibilmente già nel secondo semestre del 2026.

I numeri parlano chiaro. Se Roze raggiungesse il target di valutazione ipotizzato dai dirigenti SoftBank, si tratterebbe di una delle IPO più grandi mai viste nel settore tecnologico, paragonabile alle attese quotazioni di OpenAI e Anthropic. E il messaggio al mercato è altrettanto diretto: il collo di bottiglia dell’IA non è più solo il software, ma l’infrastruttura fisica necessaria per farla funzionare.

Il piano di Roze: robot che costruiscono data center

L’idea alla base di Roze è tanto semplice quanto ambiziosa. I data center sono l’infrastruttura su cui gira l’intera industria dell’intelligenza artificiale: senza server farm, niente training, niente inference, niente API. Ma costruirli costa decine di miliardi, richiede tempi lunghissimi e dipende da manodopera specializzata che scarseggia. La proposta di SoftBank è usare robot autonomi per automatizzare gran parte del processo di costruzione, riducendo tempi e costi.

Non è un progetto nato dal nulla. Nell’ottobre 2024 SoftBank ha acquisito la divisione robotics di ABB per 5,4 miliardi di dollari, portando a casa competenze consolidate in bracci robotici industriali per il manufacturing. Quell’acquisizione ora appare come il primo tassello di una strategia più ampia: combinare l’hardware robotico di precisione con il software AI per creare un’operazione su larga scala nella costruzione di infrastrutture.

Secondo le fonti citate dal Financial Times e confermate da Reuters, Roze raggrupperebbe sotto un’unica entità le attività di SoftBank nel settore energia, terreni e infrastrutture, creando un player verticalmente integrato. SB Energy, la divisione energetica del gruppo, resterebbe formalmente separata ma probabilmente finirebbe per alimentare i progetti di Roze. Un modello a circuito chiuso dove SoftBank controlla l’energia, i robot, i data center e, attraverso le sue partecipazioni, anche i modelli AI che girano su quei server.

L’impero AI di Masayoshi Son

Roze non è un’operazione isolata. È l’ultimo anello di una catena di investimenti che Masayoshi Son ha costruito negli ultimi due anni con una coerenza strategica inedita. L’architettura è questa: da un lato c’è il progetto Izanagi, il venture da 100 miliardi per i chip AI (30 miliardi da SoftBank, 70 miliardi da fondi del Medio Oriente). Dall’altro c’è la partecipazione in OpenAI, stimata intorno ai 41 miliardi con un potenziale incremento di altri 30 miliardi nel round da 100 miliardi attualmente in discussione. E ora Roze, che dovrebbe costruire l’infrastruttura fisica su cui gira tutto questo.

Son ha anche promesso 100 miliardi di investimenti negli Stati Uniti, legati a un impegno per la creazione di 100.000 posti di lavoro concordato con l’amministrazione Trump. Non è chiaro quanto di questo impegno finirà sotto l’ombrello di Roze, ma la scelta di quotare la società negli USA è un segnale inequivocabile: Son punta al capitale istituzionale e retail americano, non a quello giapponese.

Il mercato ha reagito. Le azioni SoftBank (TYO:9984) hanno guadagnato circa il 30% negli ultimi dieci giorni di contrattazioni, spinte dalle notizie su Roze e dal rialzo generale del settore. Arm Holdings, l’altra grande scommessa di Son nei semiconductor, ha registrato un aumento dell’80%. Il sentiment è forte, forse troppo per un progetto di cui non esistono ancora dettagli finanziari pubblici.

I rischi: WeWork insegna

Chi segue SoftBank da tempo sa che i numeri spettacolari di Son non sempre si traducono in risultati concreti. Il caso WeWork è l’esempio più noto: una valutazione da 47 miliardi crollata a meno di un decimo dopo la mancata IPO del 2019. Ma c’è anche Zume Pizza, la startup che doveva rivoluzionare la consegna di pizze con i robot e su cui SoftBank ha investito centinaia di milioni prima che chiudesse nel 2023.

Lo stesso Financial Times riporta che alcuni dirigenti SoftBank hanno espresso scetticismo sia sulla valutazione di 100 miliardi sia sulla tempistica dell’IPO. Le incertezze legate al conflitto in Medio Oriente e la volatilità dei mercati potrebbero rallentare i piani. E poi c’è la questione fondamentale: usare robot per costruire data center su larga scala non è mai stato fatto prima. La complessità ingegneristica è enorme, e i tempi di sviluppo potrebbero rivelarsi molto più lunghi del previsto.

Il parallelo con Arm Holdings è incoraggiante, dato che SoftBank detiene ancora circa il 90% della società quotata con successo nel 2023, ma Arm era un’azienda matura con ricavi consolidati. Roze è un progetto in gran parte ancora sulla carta.

Il contesto più ampio

SoftBank non è il solo a puntare sull’infrastruttura AI. Nell’ultima settimana di aprile, Microsoft e Meta hanno entrambo alzato le proiezioni di spesa per data center: Alphabet ha portato il suo capex guidance a 190 miliardi, Meta ha alzato il proprio a una forchetta tra 125 e 145 miliardi. Il mercato ha reagito con preoccupazione: le azioni Meta sono calate del 7% dopo l’annuncio, e il Nasdaq ha perso l’1,3%.

La domanda che sottende tutto questo è se la spesa per infrastruttura AI sia sostenibile. Le aziende stanno investendo decine di miliardi al trimestre, ma i ricavi diretti dall’IA non sempre giustificano questi importi. OpenAI, in cui SoftBank stesso sta investendo massicciamente, non è ancora profittevole. Se Roze si quotasse a 100 miliardi senza ricavi significativi, il parallelo con WeWork diventerebbe molto più di un’analogia storica.

C’è anche un altro fattore. La settimana scorsa il progetto Prometheus, co-fondato da Jeff Bezos, ha annunciato piani simili: acquisire aziende del settore industriale e modernizzarle con l’IA. Non è chiaro se SoftBank e Bezos finiranno per competere direttamente, ma il segnale è che i capitali più importanti del mondo della tecnologia stanno convergendo sullo stesso problema.

I prossimi segnali da osservare sono tre: un eventuale filing S-1 presso la SEC, che trasformerebbe le voci in un impegno formale; gli annunci di partnership per i primi progetti di data center; e, soprattutto, la reazione del mercato quando i dettagli finanziari concreti diventeranno pubblici. Per ora, Roze è una promessa da 100 miliardi scritta sulla carta. Masayoshi Son ha dimostrato di poter trasformare promesse in risultati con Arm. Ha anche dimostrato di poter fare il contrario con WeWork. Quale dei due pattern seguirà Roze è la scommessa più grande del 2026.

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Last Update: Aprile 30, 2026