Tesla ha annunciato venerdì l’espansione del suo servizio Robotaxi a Dallas e Houston. Due nuove città, zero autisti al volante, un tweet con un video di 14 secondi. Il titolo TSLA è schizzato del 12% in quattro sedute. Ma se scavi sotto la superficie, trovi numeri che raccontano una storia molto diversa da quella dell’annuncio.

Il servizio, attivo ad Austin dall’estate scorsa, è arrivato nelle due maggiori città texane con un’offerta iniziale minuscola. I dati raccolti dalla community Robotaxi Tracker segnalano un solo veicolo attivo per città al momento del lancio, contro i 46 registrati ad Austin. Le aree coperte sono anch’esse ridotte: circa 25 miglia quadrate a Houston, un perimetro simile a Dallas, centrato sull’area di Highland Park. Per fare un confronto, la zona operativa di Austin oggi copre circa 245 miglia quadrate, ma è cresciuta da un iniziale blocco di 20 miglia quadrate in quasi un anno di operatività.

La mossa più interessante è che Tesla ha saltato la fase con il supervisore umano a bordo. A Dallas e Houston le Model Y circolano senza nessuno seduto al posto di guida. È un passo avanti rispetto ad Austin, dove i veicoli senza operatore hanno iniziato a circolare solo a gennaio 2026, dopo mesi di test con addetti al volante. Ma è anche vero che la flotta complessiva è ancora piccola: secondo il conteggio più recente, Tesla opera con circa 80 veicoli ad Austin, di cui solo 4-12 effettivamente senza supervisore.

Cosa non ha detto Tesla

L’annuncio è stato tipico dello stile dell’azienda: niente numeri sulla flotta, nessun dettaglio sui prezzi, zero informazioni sulla tempistica di espansione delle zone operative. E soprattutto, nessun accenno al record di sicurezza.

I dati disponibili raccontano una storia preoccupante. Secondo i documenti presentati alla NHTSA, i Robotaxi di Tesla ad Austin sono stati coinvolti in 15 incidenti dal lancio del programma. Un’analisi indipendente indica tassi di sinistro tra 4 e 9 volte superiori a quelli dei guidatori umani. Tesla peraltro redige i rapporti sugli incidenti oscurando le narrazioni come “informazioni commerciali confidenziali”, una pratica che nessun altro operatore di veicoli autonomi (Waymo, Zoox, Aurora, Nuro) ha mai adottato.

C’è poi il problema della pioggia. Il servizio Tesla si ferma quando piove. Houston ha in media più di 100 giorni di pioggia all’anno. Non è un dettaglio secondario per un servizio di trasporto che vuole essere affidabile.

Waymo è già lì e fa molto di più

La parte che Tesla ha omesso dal suo annuncio è che Waymo opera a Dallas e Houston da febbraio, con un servizio completamente senza supervisore, senza auto di scorta, senza operatori remoti attivi. Waymo gestisce circa 3.000 veicoli in 10 città americane, eroga 500.000 corse a settimana e punta a raggiungere il milione settimanale entro fine anno. Il suo record di sicurezza mostra una riduzione del 91% degli incidenti con lesioni gravi rispetto ai guidatori umani.

L’approccio tecnologico è diverso. Tesla punta tutto sulla visione artificiale con sole telecamere, una scelta che riduce i costi di produzione ma espone il sistema a limiti in condizioni di scarsa visibilità. Waymo usa un pacchetto completo di LiDAR, telecamere e radar, più costoso ma con ridondanza maggiore. La scommessa di Tesla è che la quantità di dati raccolti dai milioni di veicoli privati con FSD attivo compensi la mancanza di sensori dedicati. I risultati sul campo, finora, non confermano questa tesi.

Un test condotto da Jefferies a febbraio ha mostrato tempi di attesa medi di 15 minuti per il Robotaxi Tesla, contro pochi minuti per Uber e Waymo. Il servizio era disponibile solo per il 40-50% del periodo di test. I prezzi erano scontati del 60% rispetto a UberX, un chiaro segnale che Tesla sta sussidiando le corse per generare volume.

La reazione del mercato e la prossima mossa

Wall Street non sembra interessata a queste sfumature. Le azioni Tesla hanno guadagnato il 12% in quattro giorni, toccando quota $400. Dan Ives di Wedbush Securities ha parlato di un “capitolo AI da 3.000 miliardi di dollari” per l’azienda. L’ottimismo si basa su un piano di espansione che prevede 7 città entro giugno e il lancio della produzione in serie del Cybercab, il veicolo a due posti progettato specificamente per il servizio Robotaxi, previsto per fine aprile.

Il Texas, va detto, è un ambiente regolatorio particolarmente favorevole. Non serve un permesso specifico per operare veicoli autonomi. La situazione è diversa in California, dove Tesla opera ancora con autisti umani nella zona di San Francisco. Fino a quando il servizio non sarà testato e approvato in mercati con regolamentazione più stretta, il Robotaxi resterà un esperimento texano.

La vera domanda non è se Tesla riesca a far circolare poche auto senza autista in aree ristrette. È se riesca a scalare il servizio a un livello che giustifichi i prezzi attuali del titolo. Waymo ha dimostrato che si può fare, ma con un approccio tecnologico diverso e cinque anni di vantaggio. La gara è appena iniziata, ma uno dei due concorrenti sta correndo da molto più tempo. E l’altro continua a promettere traguardi che non raggiunge.

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Last Update: Aprile 19, 2026